Parabole

Ogni nuova impresa o attività che intraprendiamo, porta con se l’entusiasmo della novità. Cosa accade, quando la novità non è più tale?

Attività sociali e passatempi personali

Non mi riferisco ai “social”, ma a gruppi di persone che si relazionano in varia maniera, possibilmente ritrovandosi di persona: giochi da tavolo, calcetto, associazioni… le prime riunioni sono sostenute da grande voglia di partecipazione, poi col tempo vi è un assestamento che porta alcuni ad allontanarsi, altri a restare ma con poco entusiasmo; per non parlare poi dell’arrivo di amici degli amici, o cugini del cognato, che possono turbare l’equilibrio del gruppo con proposte non congruenti con lo spirito originale.
Semplificando, possiamo assistere dunque a due possibili esiti: o il gruppo sedimenta un nocciolo duro di persone, che ne condividono l’impostazione e continuano a riunirsi, oppure si prende atto che è stata una bella esperienza, ma conviene passare oltre. In realtà, spesso capita che non ci sia un’esplicita conclusione: semplicemente, gli incontri si diradano sempre più, finché a un certo punto l’esperienza sfuma nell’oblio.
Un fenomeno simile si verifica anche per le nostre attività o passatempi che non coinvolgono direttamente altri: restiamo folgorati da un articolo che spiega come coltivare limoni dentro una banana, e ci lanciamo all’istante nell’impresa; oppure, un filmato youTube che magnifica i benefici della corsa lenta ci spinge ad alzarci per una settimana di fila alle 5 del mattino.
Anche in questo caso, se l’attività dimostra per noi un valore concreto, riusciremo a mantenerla in vita persino dopo anni, ma questo succede per poche imprese.

Un interesse particolare

È dall’età di 15 anni che, in un modo o nell’altro, sono affascinato dalla programmazione. Tralasciando i linguaggi ed ambienti che ho poi utilizzato professionalmente, anche se non sono mai stato un programmatore vero e proprio, ne restano comunque un discreto numero che ho utilizzato per diletto.
Dal Basic sui primissimi “personal computer” negli anni ‘80, ho avuto poi la fortuna di poter sviluppare programmi in Pascal sul primo Mac (1991, Macintosh LC originale) di mia proprietà, regalo per la mia laurea; utilizzando un ambiente IDE (Integrated Development Environment) estremamente elegante (Think Pascal), con tutto il necessario per realizzare applicazioni “vere”, coadiuvato da una serie di manuali ben scritti, chiari e completissimi (Inside Macintosh, volumi I-VI).
Una breve parentesi con CodeWarrior (1995, linguaggio C) è stata alquanto improduttiva, mentre Objective-C (2000 circa, Xcode e Interface Builder erano ambienti distinti) era senz’altro più digeribile, anche se pure con questo i risultati sono stati solo dei modesti esperimenti.
La scintilla è nuovamente scoccata quando è arrivato il Software Development Kit dell’iPhone (2008). Gli strumenti li conoscevo, e l’App Store era un modo ideale di distribuzione per un amatore…

La parabola dell’iPhone

Nel 2009 ho acquistato un iPhone 6s, un paio di tomi di base sullo sviluppo per iOS, e nel 2010 mi sono iscritto al programma sviluppatori per poter pubblicare la mia prima app (tuttora in distribuzione - urca!).
Da allora, ho pubblicato una decina di app, alcune a pagamento, la maggior parte gratis… la soddisfazione di vedere i propri lavori utilizzabili da chiunque nel mondo era decisamente alta, poi l’effetto a parabola ha iniziato a farsi sentire.
Non sto a dettagliare i vari elementi di attrito che hanno via via reso questo passatempo meno piacevole; i fattori esogeni specifici, ampiamente discussi in rete, sono innegabili (politiche Apple, comportamenti discutibili di alcuni sviluppatori). A questi si sovrappongono oggi ulteriori fattori esterni generali (considerazioni sui comportamenti delle varie aziende “corporate”, ricerca smodata del profitto, successo apparente di cialtroni totalmente insinceri); penso però che quelli endogeni siano la classica goccia che è di troppo.

Plateau o azzeramento?

Esiste un grafico di un famoso gruppo di analisti, che descrive la curva di maturazione sul mercato di una nuova tecnologia; non a caso, in inglese è definito “hype cycle” o “ciclo di eccitazione/entusiasmo”. Dei due esiti descritti all’inizio, questa curva descrive quello positivo, in cui la tecnologia arriva ad un punto di maturazione che la certifica utile e, perciò, utilizzata; non so se il mio interesse per la realizzazione di artefatti informatici avrà questo andamento, o si azzererà.
Resto moderatamente ottimista, visto che ho sviluppato un prototipo funzionalmente completo di una nuova app. Manca solo di implementarla come si deve; confesso, ahimè, che il pensiero di affrontare poi il processo di approvazione, e la conseguente creazione di millanta informazioni, immagini e descrizioni non mi spinge certo all’azione.

02 Marzo, 2025